Il mito della democrazia

La democrazia si fonda innanzitutto sul denaro. Si può vedere facilmente dal fatto che non esistono democrazie povere nel mondo che non siano tormentate continuamente dal pericolo di un colpo di stato o una dittatura militare, perchè quando la gente è povera segue facilmente il primo che capita che gli promette condizioni migliori. Anche la prima democrazia del mondo, Atene, era una città che aveva formato un impero che la rendeva ricchissima, e più gli ateniesi diventavano ricchi e più erano crudeli e sospettosi.

Ma a parte il denaro, il secondo pilastro della democrazia è il mito, l'emozione, l'irrazionale. Il mito si basa innanzitutto sul fatto che il governo democratico è un governo giusto, che non usa la forza per comandare, i cui governanti sono scelti dai cittadini e in cui ogni cittadino può diventare governante.
Questi sono miti facilmente sfatabili, un governo democratico può avere leggi ingiuste, può avere politici, poliziotti e giudici corrotti o incompetenti, può avere ospedali in cui muori mentre ti operano alle tonsille, può avere televisioni e giornali venduti politicamente e senza alcun valore culturale. I governanti vengono scelti dai cittadini (anche se poi si possono facilmente fare trucchi per imbrogliare, come fece Berlusconi alle ultime elezioni sostituendo quasi tutte le schede bianche, poi quando non riuscì a completare l'opera accusò gli avversari di brogli elettorali per sviare l'attenzione lontano da sé), ma i cittadini non decidono chi deve essere votato, sono i partiti che presentano le liste di candidati. Inoltre tutti sanno che il barbone che chiede l'elemosina per strada non siederà mai in parlamento, non è che tutti possano avere un posto come parlamentare, e il fatto di dire che, almeno nominalmente, tutti possono esserlo è una dimostrazione di malafede, di non voler ammettere come stanno realmente le cose, di cercare di dipingere la democrazia come quel governo giusto che rispetta l'eguaglianza degli uomini che invece non è.

Il mito della democrazia poi affonda anche le sue radici nella storia e nel presente. Quando la democrazia guarda alla storia lo fa sempre per dire: "prima di me c'era la dittatura, la schiavitù, l'ignoranza, io vi ho liberato da tutto questo con la mia giustizia". In Italia era il fascismo ad essere il male assoluto, e la nuova forma di governo era nata proprio dall'antifascismo partigiano per simboleggiare un distacco netto dal passato. Ma c'era questo distacco nell'Italia del dopoguerra?
I colletti bianchi erano gli stessi, erano sopravvissuti al regime con la giustificazione che in fondo erano solo ruote dell'ingranaggio della burocrazia, tanti fascisti si erano affrettati a crearsi un passato da partigiano, e così anche tante persone che erano rimaste a guardare (come ad esempio Enrico Mattei, che fingendosi ex partigiano ebbe i primi contatti con persone importanti che poi lo aiutarono a costruire l'Eni qualche anno dopo). Ma in fondo era normale, gran parte dell'Italia aveva inneggiato al Duce, e gli altri se ne erano stati quasi tutti zitti, quindi quasi tutta l'Italia si poteva dire che fosse stata fascista, o almeno non fosse stata antifascista.

Ma la democrazia ha bisogno di un mito, e quindi anche di una revisione storica, per cui bisognava far credere che i fascisti erano miracolosamente scomparsi ed erano rimasti solo dei bravi cittadini, bisognava infondere il senso di un taglio netto col passato. A scrivere la costituzione e ad essere i politici più importanti dei primi anni della repubblica sono stati dei partigiani antifascisti veri, i migliori che si potessero provare, gente che aveva pagato con l'esilio, la galera e la guerra le sue scelte. Ma è vero che non tutti i partigiani sono stati eroi, molti erano persone né particolarmente buone né particolarmente cattive (così come quelli che erano nell'esercito tedesco o in quello di Salò), alcuni erano solo ragazzini che non sapevano quello che facevano ma volevano vivere il brivido di giocare ai soldati senza doverlo fare per Mussolini e senza avere dei superiori e un regolamento rigido come quello dell'esercito. Il fatto che ci fossero i tedeschi autorizzava chi ne aveva voglia a darsi alla macchia per tendergli agguati ed ucciderli, ma nel tendere agguati non c'è nulla di nobile, anche considerando che i partigiani sapevano che non facevano nessuna azione decisiva a livello militare, e i tedeschi si sarebbero poi vendicati sulla popolazione civile. Valeva la pena ammazzare un tedesco o due rischiando poi che loro ammazzassero 50 civili per ritorsione?
No, e se fosse stato per la resistenza l'Italia non sarebbe mai riuscita a liberarsi. Quindi è irrazionale idolatrare i partigiani e la resistenza, lo si fa solo perchè sono il fondamento della democrazia, e se la loro figura fosse macchiata anche tutto quello che è venuto dopo lo sarebbe. Ma questo è un falso storico, lo è senza bisogno che ci siano leggi sulla censura come in Cina o in Giappone.

Del resto anche il regno d'Italia si fondava sul mito della lotta contro gli austriaci e i Borboni, presentando ad esempio Garibaldi come un nobile liberatore e un abile generale capace di liberare il meridione con soli mille uomini. Ma la verità è che Garibaldi promise ai contadini siciliani e di tutto il regno delle due Sicilie la redistribuzione della terra, e solo grazie a questo poté essere accolto trionfalmente e scacciare i Borboni. Poi quando si formò il regno d'Italia ovviamente nessuno redistrubuì la terra e i vecchi baroni continuarono a governare i loro latifondi come prima, qualcuno dopo un po' incominciò anche ad andare in parlamento.

Poi bisogna fare i conti con il presente, perchè la democrazia deve affermare anche di essere migliore dei governi degli altri stati. Così si hanno le guerre come quelle degli americani, fatte anche per rassicurare la popolazione sulla forza della civiltà americana a confronto con i barbari incivili. Ma in generale nessuno guarda a casa propria, nessun americano critica la politica di espansione imperialistica dell'America come contraria allo spirito democratico, nessun inglese critica l'appoggio incondizionato garantito agli americani da Blair così come dal suo successore anche quando la maggior parte del popolo inglese non è d'accordo, nessuno critica il silenzio del governo italiano sulle stragi che da Portella della Ginestra a Capaci hanno insanguinato l'Italia per 40 anni, nessuno critica il governo giapponese per la censura dei testi scolastici. A casa propria ognuno ritiene normale che il governo si comporti in quel modo, magari è sbagliato ma comunque non è così grave da dire che sia una democrazia fasulla. Quando invece si guarda agli stati stranieri si fa presto a dire che sono ingiusti, ipocriti e antidemocratici.

La verità è che la democrazia è un grande inganno, un inganno basato sulla delega delle responsabilità, per cui si vuole credere che basti adottare una certa forma di governo per avere uno stato giusto, mentre sono i politici e i cittadini che rendono giusto o ingiusto uno stato. Ma se si pensa di delegare la giustizia a una forma istituzionale, allora vuol dire che non c'è alcun desiderio di impegnarsi in niente da parte di nessuno, si pensa che tutto sia compito dello stato, e si dimentica che lo stato non esiste, è solo un'astrazione per definire l'insieme dei cittadini che vivono entro certi confini e le istituzioni che li governano, e quelle istituzioni sono fatte da uomini, non da teorie politiche.

La democrazia quindi finisce per fondarsi sulla fiducia, la fiducia nel fatto che il presente sia migliore del passato, e il futuro sarà migliore del presente. Ma è una fiducia fasulla, basata su una mistificazione della storia e una mitizzazione di una forma politica che non garantisce certo da sola né la giustizia né la felicità.