Le dittature e la libertà

riflessioni sulla bontà della democrazia, della dittatura, e sul significato di "libertà"

Dire che la democrazia sia un governo giusto e una dittatura sia invece ingiusta è un modo di pensare superficiale ma che al giorno d'oggi è anche un assunto comunissimo. Credo questo derivi dalla fortissima miopia storica dell'occidente, che ignora tutto ciò che sta al di fuori dei suoi confini e buona parte del sui stesso passato, deriva anche dall'abitudine a considerare "normale" il fatto che un governo sia democratico (un po' come è "normale" che la religiosità sia solo la religiosità cristiana).

Se prendiamo come esempio Saddam Hussein si può capire come le democrazie (o almeno presunte tali sulla carta) diano esiti peggiori della realtà. Quando Saddam era al potere i curdi, gli sciiti (in maggioranza curdi) e i (pochi) oppositori politici erano perseguitati dal regime, questo perchè destabilizzavano il paese per come Saddam l'aveva costruito: uno stato laico ed etnicamente arabo. Non che le persecuzioni di Saddam fossero giuste, ma avevano una ragionevolezza politica, e non erano dettate dal voler mantenere il controllo dello stato col pugno di ferro, come ad esempio succede in molti stati africani e centro-sud americani in cui vi sono dittature militari, Saddam aveva il controllo del paese perchè aveva il consenso della maggioranza della popolazione, era acclamato in piazza, e non aveva bisogno di mandare l'esercito nelle città per mantenere l'ordine pubblico e combattere contro una resistenza. Anche il fatto che Saddam avesse il consenso non lo rendeva un governante giusto, solo uno che un po' con la paura e un po' con la retorica aveva saputo guadagnare il potere, un po' come aveva fatto Mussolini, che aveva all'inizio usato la violenza con i fasci di combattimento ma una volta ottenuto il potere non l'ha mantenuto con la minaccia dell'esercito e della polizia (certo era vietato esprimersi apertamente in maniera contraria nei confronti del regime, ma non vedevi tutti i giorni i soldati sotto casa tua, se non facevi nulla di politicamente pericoloso non avevi ragioni di avere paura del governo).

I dittatori di stati con una coscienza nazionale abbastanza forte sono in genere come Saddam e Mussolini, negli stati africani è diverso, e lo era ancora di più nei passati decenni, perchè essi sono stati creati ab nihil dai colonizzatori europei, che tracciarono i loro confini col righello senza pensare che stavano mettendo insieme tribù storicamente nemiche o dividendo tribù separandole in due stati diversi. In stati simili la forza è l'unico modo per tenere le redini e anche per mantenerle, perchè non si può fare appello al sentimento nazionale: Mussolini si poteva atteggiare come un novello Augusto, Mubutu in Congo non poteva certo fare altrettanto, l'unica cosa che poteva fare appellandosi al passato del paese era dire "prima i padroni qui erano i belgi e ora sono io".
I dittatori come Saddam e Mussolini finché non cercano di fare cose troppo megalomani per dare una svolta alla storia del loro paese non sono così negativi, possono fare anche cose buone e non possono combinare troppi disastri, perchè comunque si trovano imprigionati all'interno di un sistema con le sue tradizioni e i suoi limiti, un sistema che può essere cambiato e comandato solo fino a un certo punto. Mussolini ad esempio non poté cancellare la monarchia italiana e lo statuto albertino, né poté eliminare la Chiesa, e questo limitò molto i danni che avrebbe potuto fare.
Quando invece un dittatore vuole fare il passo più lungo della gamba e rivoluzionare totalmente un paese allora rischia di essere veramente un disastro: nel caso di Saddam (e gli va indubbiamente riconosciuto come merito) lui riuscì a fare dell'Iraq uno stato laico, la cui popolazione era islamica ma senza che l'islam interferisse con la politica e le leggi, in quel caso fu un lavoro difficile ma non impossibile e troppo pretenzioso, e non contrario con quella che era la storia e la tradizione del paese. Mao invece è l'esempio migliore di cosa può accadere quando un dittatore si fa prendere troppo la mano dal potere e dalla voglia di dare una svolta alla storia: Mao cercò di cancellare il passato della Cina, il confucianesimo, l'importanza della famiglia nella società, la vocazione di paese di contadini in favore dell'industria pesante, e questa sua politica portò alla perdita dell'identità dei cinesi, alla perdita di tutto ciò che di positivo la cultura cinese aveva prodotto in più di duemila anni nel campo della filosofia e della gestione dello stato; col grande balzo milioni di persone morirono di fame nel tentativo di aumentare la produzione agricola e industriale, producendo nelle campagne tonnellate e tonnellate di acciaio che però era di qualità così scadente (perchè i contadini non avevano a disposizione dei forni in grado di raggiungere le temperature adeguate per la produzione dell'acciaio) che dovette essere tutto buttato.
Sono convinto, a differenza di tanti storici occidentali e tanti cinesi, che Mao non fosse un uomo malvagio, un dittatore nel senso peggiore del termine, lui cercò di fare quello che riteneva essere la cosa migliore per il suo paese, rischiò la vita in prima persona compiendo un'impresa unica come la grande marcia, solo che fece dei gravi errori di valutazione, oltre a non accettare il fatto che il popolo cinese non desiderava soffrire e sacrificarsi come invece era disponibile a fare Mao.

Vi è anche un'altra importante caratteristica nel guidicare i dittatori, e riguarda quello che ho appena detto di Mao: il fatto che un dittatore decida di diventare tale per puro interesse personale o perchè ama il suo paese. Non è infatti scontato che un dittatore sia assolutamente insensibile alla sofferenza del suo paese. e in molti casi queste due cose possono umanamente convivere: da una parte il desiderio narcisistico di potere e dall'altro quello altruistico (anche se a volte più che altro nazionalistico) di governare bene un paese. Mussolini ne è un esempio, lui aveva la vocazione e il desiderio di fare il capo e di parlare alle folle, è vero, ma desiderava anche rendere grande l'Italia (e con essa se stesso), era mosso anche da nazionalismo quindi, oltre che da interesse personale, e quando i tedeschi lo misero a capo dell' R.S.I. lui fece tutto quello che poté per salvare l'Italia dalla vendetta dei tedeschi, e si può dire che ci riuscì, e in quel caso dimostrò realmente umanità ed interesse (forse anche senso di colpa) nei confronti degli italiani che lui aveva condotto in quella assurda guerra. Mussolini era il tipo che avrebbe preferito morire  piuttosto che fare da cane dei tedeschi, tante cose si possono dire contro di lui ma non che amasse il potere a tal punto da essere ben felice di riceverlo dalle mani di Hitler
Un altro dittatore "umano" è sicuramente Fidel Castro, Fidel è un uomo difficile da odiare a mio avviso, anche se non si chiude gli occhi (come fanno tanti di sinistra) sul fatto che sia in effetti un dittatore. Non so se Castro possa essere definito un vero e proprio dittatore in realtà, è il genere di uomo narciso sopra ogni limite, e i dissidenti che ha spedito in carcere in effetti credo siano state vittime più della sua mania di protagonismo che di una grande sete di potere, Fidel vuole avere il palcoscenico sempre per se, per questo, almeno fino a quando è stato in salute, andava ogni giorno in onda sulla televisione cubana per parlare, e parlare, e parlare... Ma quando lo si chiama dittatore non bisogna dimenticare che ha fatto tante cose buone per Cuba: ha costruito un sistema di istruzione e di sanità, ha anche cercato di liberare i contadini cubani dalla condanna a coltivare solo canna da zucchero, come era sempre stato fatto a Cuba quando essa era una colonia spagnola e anche dopo durante la dittatura di Batista (che era appoggiato dai democraticissimi americani), tentativo purtroppo fallito per via delle grandissime difficoltà a convertire l'economia cubana. Inoltre quando si pensa alla povertà di Cuba dicendo che il comunismo e Castro ne sono la causa non bisogna dimenticare che gli americani hanno anche applicato l'embargo contro Cuba, e dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica e del suo mercato comune che si sobbarcava il peso di comprare lo zucchero di Cuba l'economia cubana è precipitata.

Rigurdo gli americani e i loro interventi di distrurbo internazionali non bisogna dimenticare che da essi può dipendere il successo e il fallimento di uno stato. Prendiamo come esempio la Corea del nord e quella del sud, normalmente tutti prendono la Corea del nord come esempio di quanto pessimo sia il sistema comunista e di come conduca alla dittatura e alla povertà, la Corea del sud invece viene elogiata come un miracolo economico e un esempio di come il capitalismo possa fare progredire un paese. La verità è che gli americani hanno dato a fondo perduto miliardi di dollari per anni ai coreani del sud perchè potessero costruire le infrastrutture e le industrie, con tutti quei soldi persino un governo con a capo Mastella sarebbe riuscito a costruire un miracolo economico. La Corea del nord invece ha avuto solo l'embargo e basta. Questa è la ragione del diverso sviluppo delle due Coree, perchè alla fine la Corea del sud non ha un territorio più ricco di quella del nord, né i suoi abitanti sono più intelligenti di quelli che stanno al nord, né il suo governo è fatto di geni illuminati che hanno applicato chissà quale straordinario sistema di governo

Tutto questo lungo discorso per dire come non tutte le dittature siano assolutamente negative, come non tutti i governi democratici sono assolutamente buoni. Ancora più vero è che non tutte le dittature ottengono una forte opposizione interna, molte anzi sono assolutamente popolari (almeno per un certo periodo). Da questo deriva l'insensatezza di voler portare la democrazia (che è un sistema di governo, e come tale non necessariamente buono e giusto) e la libertà (che è una cosa personale e che non può essere donata da altri) ad altri paesi.
La ragione fondamentale per cui le guerre in Afghanistan e in Iraq erano anche eticamente sbagliate era che non ha senso liberare qualcuno che non vuole essere libero, o, se vogliamo metterla in un altro senso, che vuole essere libero di vivere a suo modo nel suo mondo. Gli iracheni un mese prima di tirare giù le statue di Saddam e urlare il loro odio nei suoi confronti erano in quella stessa piazza ad inneggiare a lui, e allora se un popolo è talmente codardo e pigro da non voler combattere per la sua libertà è meglio lasciarlo nella dittatura, liberarlo non produrrà nulla di buono. Un po' è come se si offrisse un lavoro a un fannullone che non ha nessuna voglia di lavorare, probabilmente quello protesterà perchè preferirà non fare niente invece che lavorare, e se anche accetterà di lavorare lo farà svogliatamente e alla prima occasione si licenzierà o si farà licenziare. Con i popoli è lo stesso: se non cercano loro stessi la loro libertà, se non gli importa di decidere del loro destino, allora accoglieranno male qualcuno che rivoluziona la loro vita, e anche nel breve futuro si lasceranno facilmente tentare da un nuovo possibile dittatore. Questa è la ragione per cui gli iracheni odiano gli americani: sono entrati nel loro paese, hanno ammazzato i loro amici e parenti, bombardato le loro case, occupato militarmente le loro città, deciso che tipo di governo e che tipo di leggi sono da considerarsi civili, senza che nessuno gli avesse chiesto di intervenire. Prima della guerra gli iracheni stavano meglio, e sarebbero stati ancora meglio senza l'embargo americano che li affamava e li privava di medicinali. E' troppo facile strangolare economicamente uno stato e poi dire che è povero per colpa del suo governo, è la stessa cosa che hanno fatto gli europei che pensavano di essere superiori al resto del mondo per il loro progresso tecnologico e la loro ricchezza, senza considerare che entrambe quelle cose erano dovute a rapine e stermini compiuti in tutto il mondo per depredare ogni ricchezza possibile e immaginabile, è un po' come se uno si mettesse a rapinare banche e poi sostenesse che siccome è ricco vuol dire che ha avuto successo nella vita ed è migliore degli altri.

La libertà è qualcosa di personale che non può essere data o tolta, è un simbolo dell'arroganza dell'occidente il preoccuparsi della libertà altrui pensando di essere dei paladini. Al massimo si potrebbe dire che simili guerre avrebbero una parvenza di giustizia se fossero fatte da stati giusti, ma le società americane ed europee non mi pare siano così giuste ed eque, né mi pare che siano senza problemi. Non mi pare nemmeno che i politici occidentali siano così preoccupati della libertà e della giustizia nei loro paesi, non è quindi credibile il loro ruolo di paladini agli occhi di chi sta fuori, e ancor meno agli occhi di chi deve subire i loro interventi armati. Ai tempi della seconda guerra mondiale gli americani non mantennero una pesante occupazione in Italia, il grosso dell'esercito era lungo i confini per cercare di avanzare, e una volta finita la guerra i militari americani sono partiti quasi tutti, lasciando solo diverse basi militari. Cosa sarebbe accaduto se vi fosse stata una occupazione simile a quanto gli americani hanno fatto in Iraq? Come avrebbero reagito gli italiani a vedere sempre per le strade camion carichi di soldati e truppe in marcia, carri armati e uomini sempre col mitra? Anche se gli americani erano i liberatori presto si sarebbero stufati e avrebbero voluto cacciarli, perchè nessun esercito di occupazione è mai ben visto, perchè i soldati possono uccidere impunemente chi gli pare, hanno il potere assoluto, se ne hanno bisogno o voglia possono rubare quello che vogliono, possono violentare le donne, possono torturare gli uomini. Anche se pensi che siano delle brave persone dopo un po' ti innervosisci ad avere sempre intorno degli uomini armati fino ai denti, se inizialmente li amavi incominci ad essere diffidente, poi ad avere un po' di paura, e alla fine ad odiarli. Questa è la ragione per cui non è possibile una guerra con susseguente occupazione come in Iraq, non è possibile in nessun paese ma ancor meno in un paese che non ha mai lottato realmente per liberarsi dalla dittatura.

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